Un mese e dieci giorni

Un mese e dieci giorni e non sentirne la mancanza: del treno ovviamente. Almeno era puntuale, almeno c’era l’aria condizionata accesa (e ci lamentiamo sempre che e’ spenta) e purtroppo (il purtroppo non può mancare) c’era l’odiosa vocina che annuncia la prossima fermata e il ritardo del treno. Trenitalia poi un giorno rendera’ nota -per il principio dell’open desing- su quali calcoli si basa la stima: secondo me un limite ad infinito di ritardo su infinito; uno zero secco in definitiva.

In ogni modo visto che l’andata è andata in definitiva molto bene la chicca sarebbe stato ovviamente il ritorno. In Centrale noto con piacere che hanno finito il restauro della metà destra del sottopasso. La metà nuova non più larga del metro scarso della sinistra e si riesce ad arrivare sui binari agevolmente senza passare sopra i Giapponesi. Il problema però è quale binario scegliere: il perchè ve lo avevo già detto qui. Il tabellone nell’atrio? Roma Caput Mundi, tutti i treni partivano e arrivavano da li. Dopotutto tutte le strade non portavano a Roma?

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